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Promuovere un approccio sostenibile al disegno delle nostre città, delle nostre architetture e dei nostri oggetti quotidiani significa inserirsi in un movimento culturale la cui storia ha segnato positivamente gli ultimi secoli della civiltà occidentale e che ha le sue radici nella difesa e nella valorizzazione dei beni comuni.
Notoriamente individuiamo tali beni nell’aria, nell’acqua e nel suolo. Questa dimensione ambientale è solo una parte (specializzata) di movimenti storici che hanno posto le istanze di giustizia sociale come base per una serena e pacificata vita democratica. Il richiamo pertanto a una dimensione politica ampia e radicale è quindi per noi centrale. Non può esserci solo eccellenza ambientale in un determinato contesto se poi tale luogo è carente nell’equità sociale: e in maniera analoga il rispetto dell’ambiente e del corpus sociale deve essere garantito dalla sostenibilità economica del sistema.
Questo bilancio delle 3 E (Enviromental, equital, economics) è la sfida che affrontiamo tutti i giorni come cittadini e lavoratori e a cui chiediamo la cura anche ai nostri governanti. La consegna di un mondo migliore ai nostri figli e ai nostri nipoti ci chiama a questo confronto continuo.
La lungimiranza di tale approccio è tuttavia continuamente messa in discussione da tentativi di scorciatoie empiriche che fanno leva su notizie false e che vengono amplificate in un sistema mass-mediatico (ora dominato dai social) in cui l’approccio easy e informale viene decisamente favorito.
La potenzialità degli strumenti informatici è strabiliante; in una visione storica siamo portati a considerare tale mezzo come la vittoria di un approccio democratico in cui è permessa la condivisione del sapere e la possibilità universale della partecipazione.
Tuttavia la gestione di questo strumento è spesso deludente e purtroppo favorisce approcci conservativi.
Scelgo un esempio nella crisi idrica di questi giorni ben in evidenza sui nostri quotidiani, sulla radio , in TV e sui Social.
L’allarme è necessario; ma una risposta, una riparazione forse va anche cercata. Purtroppo i dati scientifici sono chiari. Una sana informazione dovrebbe dirci che al di là del caldo percepito (da ogni singolo cittadino) ci sono delle dinamiche termiche del pianeta che destano preoccupazione. I motivi sono legati al riscaldamento del pianeta: l’aumento di produzione costante di CO2 comporta un cambiamento negli equilibri chimici e fisici nella nostra atmosfera e un accentuamento dell’effetto serra (che in condizioni “normali” ossia secondo le medie storiche registrate nei passati decenni permette la vita sulla terra).
La conferenza di Parigi nel dicembre del 2015 chiedeva di assumere delle politiche energetiche anticicliche quindi basati sull’abbandono delle energie fossili, sul miglioramento dell’efficienza energetica e sul risparmio energetico per contenere in 2°C l’aumento della temperatura media del pianeta al 2050. Sono soluzioni che poggiano su tecnologie già esistenti e anche su un necessario cambio di stile di vita.
Nel dettaglio della siccità di questi giorni potremmo spendere delle parole ad esempio per avviare nuove pratiche per il controllo delle acque piovane. E’ una esemplificazione; molte sono le scelte possibili per affrontare questo tema. La Regione Lombardia nel 2016 ha emanato una legge sull’invarianza idraulica che ha un approccio molto innovativo. Il principio di fondo è quello che le portate delle acque di ogni bacino idrografico vanno controllate secondo quello che è il bilancio “naturale” di quel bacino ossia prima della sua urbanizzazione; tra le molte soluzioni tecniche proposte segnalo che il modello che guarda alle acque
piovane non come un rifiuto da portare in discarica (la fognatura) ma come una risorsa da valorizzare. Questo semplice ragionamento ci impone dei cambiamenti nelle nostre città, nei nostri luoghi di lavoro e nelle nostre case.
Realizzare dei “Giardini della pioggia” lungo le strade e i parcheggi che raccolgono e controllano le acque;
Ridurre le superfici impermeabili e asfaltate;
Dotare gli edifici di cisterne di raccolta e trattamento delle acque pluviali.
Sono misure facili che creerebbero nuove possibilità di lavoro e che aiuterebbero nella gestione dei momenti meteorologicamente critici (le bombe di acqua di questi anni, manifestazione palese del cambiamento climatico in atto).
Un esempio operativo; si potrebbe avviare una riforma del torrente Seveso che ha creato e creerà ancora dei problemi alla periferia Nord di Milano. Sappiamo che Governo, Comune di Milano e Regione Lombardia hanno avviato il progetto delle 5 vasche di laminazione. Sostanzialmente 5 grandi bacini che raccoglieranno le piene del torrente ed eviteranno le esondazioni a Milano. La soluzione ha il pregio di porre un tappo a una situazione realmente ingestibile. Si può anche pensare che nel breve periodo alcune vasche possano portare un beneficio. Tuttavia esistono anche delle alternative alla progetto delle Vasche che corrispondono a un approccio superato in cui il landscaping viene chiamato per abbellire un’infrastrutturazione massiva dell’alveo del Torrente. L’alternativa consiste in una serie di misure più accurate e diversificate che lavorano sui nostri territori e portano non a opere faraoniche sia in termini di superfici di suolo occupato che di spesa ma ad interventi diffusi e che consistono in:
Sostanzialmente si tratta di avviare la stessa campagna culturale e di sensibilizzazione che è stata avviata ormai 20 anni fa quando le nostre discariche sono state esaurite e si è avviata la raccolta differenziata dei rifiuti. Una differenziazione che crea valore. I rifiuti sono diventati fonte di reddito e di lavoro con un miglioramento complessivo della qualità del nostro ambiente. Questo è un dato inconfutabile.
E’ chiaro che questo ha comportato un mutamento, un cambiamento nello stile di vita di tutti noi. Anche per la gestione delle acque sarà necessario avviare nuove pratiche e scegliere un modello di sviluppo più sostenibile.
Promuovere questa cultura del cambiamento è essenziale per superare un approccio superficiale e passivo che i nostri Media invece assecondano.

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